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Inferno (1980)

inferno

“Non so quanto mi costerà rompere ciò che noi alchimisti abbiamo sempre chiamato silentium; l’ esperienza dei nostri confratelli ci ammonisce a non turbare le menti profane con la nostra sapienza. Io, Varelli, architetto in Londra, ho conosciuto le tre Madri e per loro ho creato e costruito tre dimore: una a Roma, una a New York e l’altra a Friburgo, in Germania. Solo troppo tardi scoprii che da questi tre punti esse dominano il mondo con il dolore, con le lacrime e con le tenebre. Mater Suspiriorum, Madre dei Sospiri, la più anziana delle tre, abita a Friburgo. Mater Lacrimarum, Madre delle Lacrime, la più bella, governa a Roma. Mater Tenebrarum, la più giovane e la più crudele, impera su New York. E io ho costruito le loro sedi oscene, scrigni dei loro segreti. Madri, matrigne che non partoriscono la vita, sorelle, signore degli orrori della nostra umanità… Gli uomini, cadendo in errore, le chiamano con un unico, tremendo nome. Ma in principio tre erano le madri, come tre erano le Sorelle, tre le Muse, tre le Grazie, tre le Parche, tre le Furie. La terra dove le case sono costruite diviene mortifera e pestilenziale così che gli edifici intorno, e a volte l’intero quartiere, ne maleodorano. Questa è la prima chiave per aprire il loro segreto, questa è la prima chiave. La seconda chiave per scoprire il benefico segreto delle tre sorelle è occultata nei sotterranei delle loro dimore; lì troverai l’ immagine dell’ abitante della casa. Lì è la seconda chiave. La terza è sotto la suola delle tue scarpe… Lì è la terza chiave…”

Dopo il tuffo definitivo nell’ horror puro di “Suspiria” Dario Argento si libera completamente di ogni logica narrativa e dà spazio alla sua visionarietà delirante e scatenata firmando il suo capolavoro horror e il miglior horror italiano degli anni ’80 (se non di tutti i tempi). Con stile magniloquente e barocco, Argento conduce per mano il pubblico in un autentico incubo fatto di immagini uniche e indimenticabili. Il prologo iniziale, con la voce fuori campo, introduce l’ idea di un mondo governato dal dolore, dalle lacrime e dalle tenebre impersonificate da Tre Madri: lo spunto proviene da “Levana e le Nostre Signore del Dolore”, una sezione del “Suspiria de profundis” di Thomas de Quincey. In questa specifica sezione si asserisce che, oltre alle tre Parche e alle tre Grazie, esistono anche tre Dolori. Questi ultimi sono Mater Lacrimarum (Nostra Signora delle Lacrime), Mater Suspiriorum (Nostra Signora dei Sospiri), e Mater Tenebrarum (Nostra Signora delle Tenebre). View full article »

paura nella città dei morti viventi

“L’ anima che anela all’ eternità deve sottrarsi al giogo della morte. Tu, o viandante alle soglie delle tenebre, vieni… Dunwich”

Il clamoroso successo internazionale di Zombi 2″ costringe letteralmente Lucio Fulci a dirigere un altro horror: glielo chiede il pubblico, glielo chiedono i produttori. Da qui partirà, in un certo senso, la sua “maledizione”, quella che lo porterà ad essere confinato nel genere (seppur con risultati eccelsi). Con “Paura nella città dei morti viventi”, che inizialmente si chiamava semplicemente “La paura” ma che poi fu cambiato forzosamente dai distributori per sfruttare il nome di Fulci associato agli zombi, inizia il definitivo viaggio senza ritorno del regista romano nella galassia orrorifica che inaugura una fenomenale trilogia interpretata dall’ attrice inglese Katherine MacColl (composta da “Paura…”“L’ aldilà”“Quella villa accanto al cimitero”) e che lo porterà ad essere considerato, con giusta ragione, il “godfather of gore”. La nuova frontiera horror degli anni ’80 sta iniziando ad indirizzarsi verso lo splatter, con frequente esposizione di interiora umane e utilizzo abbondante di sangue che schizza a profusione per shockare lo spettatore; ebbene, Fulci non si fa certo pregare e quindi ci va giù durissimo, in una sorta di crescendo rossiniano di pellicola in pellicola, con effetti speciali clamorosi che puntano ad osare oltre l’ inosabile e a mostrare al pubblico cose mai viste prima… View full article »

Tre passi nel delirio (1968)

tre passi nel delirio

“Orrore e fatalità hanno imperato in ogni tempo. Perchè dunque segnare una data alle storie che devo raccontarvi?”

La visionarietà di Edgar Allan Poe è stata portata sugli schermi cinematografici da molti registi; su tutti va senz’ altro citato Roger Corman e il suo ciclo di 7 pellicole (girate tra il 1960 e il 1964), con Vincent price protagonista, ispirate ai celeberrimi racconti del terrore dello scrittore americano. Rimanendo in ambito anni ’60 deve essere però senz’ altro ricordata anche questa co-produzione italo-francese che vede 3 registi confrontarsi con 3 storie di Poe, nella classica formula del film ad episodi. La durata media di ogni episodio si attesta sui 40 minuti e a noi di De-genere interessa particolarmente soffermarci sul terzo segmento, firmato dal nostro Federico Fellini, mentre i primi due episodi portano la firma dei due registi francesi Roger Vadim e Louis Malle.  View full article »

il lupo e l'agnello

“Che marca sò ‘sti rigatoni?”
“L’amico dell’uomo!”
“Pensa si era er nemico, li mortacci sua…”

Bizzarra e divertente pellicola firmata da Francesco Massaro, ex assistente alla regia di gente del calibro di Visconti, Pietro Germi, Dino Risi, Lucio Fulci (e finanche Eduardo De Filippo!) che negli anni ’80 griffa come regista un poker di commedie originalissime e di grandissimo rilievo partendo proprio da “Il lupo e l’agnello”. L’ idea di accoppiare Tomas Milian, ormai lanciatissimo nei suoi personaggi scurrili e sboccati del “Monnezza” e del maresciallo Nico Giraldi, e il francese Michel Serrault, reduce dal grandissimo successo internazionale de “Il vizietto” è davvero geniale e la strana coppia funziona a meraviglia. Alla sceneggiatura partecipano in 4 (il regista Massaro + Enrico Vanzina e la coppia Amendola/Corbucci) e il risultato è esilarante: la contrapposizione tra le volgarità di Milian (doppiato come sempre da Ferruccio Amendola) e la classe francese di Michel Serrault (doppiato da Oreste Lionello proprio come ne “Il vizietto”) è una mossa davvero vincente. L’ intento dei produttori è palesemente quello di richiamare al cinema gli estimatori di entrambi i sottogeneri, al punto che nel trailer le voci di Amendola e Lionello invitano il pubblico ad andare a vedere il loro film (cosa che si ripeterà spesso nei trailer targati De Laurentiis di quel periodo) e Amendola fa riferimento a Serrault chiamandolo proprio “er francese der vizietto”. Più chiaro di così… Il personaggio interpretato da Milian è una sorta di variazione sul tema der “Monnezza” e viene ribattezzato “Cuculo” per non confondere il pubblico, anche se le caratteristiche principali restano immutate: barba incolta, capelli ricci, abbigliamento colorato/stravagante e parolaccia facile. View full article »

l'orribile segreto del dr hichcock

Meraviglioso horror gotico firmato da un maestro come Riccardo Freda che, come da consolidata tradizione, si firma con lo pseudonimo anglofono Robert Hampton. In realtà tutti i nomi di tutti i partecipanti al film sono stati cambiati in nomi stranieri; ciò avveniva per attirare il pubblico più distratto e superficiale che all’ epoca peccava un po’ di esterofilia e si recava più volentieri in sala a vedere un horror magari inglese o americano piuttosto che in salsa tricolore. Tuttavia, in barba al pubblico distratto, il film è italianissimo: soggetto e sceneggiatura sono del solito Ernesto Gastaldi e anche la produzione è tutta nostrana. La vera stella estera è rappresentata dalla meravigliosa protagonista femminile, ovvero Barbara Steele: “scream queen” per eccellenza, l’ attrice britannica si conferma una star del genere dopo aver già girato qui da noi il sublime “La maschera del demonio” di Bava e si guadagna definitivamente il pass per partecipare a numerosi altri horror nel nostro paese e poi anche all’ estero. View full article »

Venere in pelliccia (1969)

venere in pelliccia

Tratto dall’ omonimo romanzo di Leopold von Sacher-Masoch, questo bel film erotico di Massimo Dallamano ha vissuto in Italia incredibili difficoltà distributive, visto il suo contenuto scabroso che per l’ epoca era davvero notevole. In pratica la versione originale del 1969 non è mai stata vista nelle sale italiane poichè il film, per 5 lunghissimi anni, ha girovagato nelle stanze della censura ed è stato bocciato più e più volte. Ad ogni bocciatura la commissione censura imponeva dei tagli e dei rimaneggiamenti e quindi molte scene sono state espunte oppure rigirate ex novo. Ciò ha portato ad uno stravolgimento totale del film che da dramma erotico-morboso è andato via via trasformandosi in una sorta di thriller psicologico ed è riuscito a vedere la luce in Italia soltanto nel 1975 con il titolo cambiato in “Le malizie di Venere”  per sfruttare la scia del successo di “Malizia” che aveva la stessa protagonista, ovvero una favolosa Laura Antonelli. View full article »

La resa dei conti (1967)

la resa dei conti

Magnifico esempio di western all’italiana targato Sergio Sollima, qui alla sua prima (e che prima!) esperienza nel genere. Partendo da un plot estremamente semplice (una caccia all’uomo senza quartiere) Sollima dirige una storia ricca di colpi di scena e ha il merito fondamentale di scegliere Tomas Milian per il ruolo del peone messicano Cuchillo Sanchez. Milian, per la prima volta impiegato in un western, si esibisce in una interpretazione eccezionale e caratterizza il suo personaggio in maniera incredibile, conquistando pubblico e critica e diventando, da quel momento in poi, uno dei volti più famosi e importanti del western tricolore. Furbo, scaltro e con una autentica faccia da schiaffi, Cuchillo (ovvero “coltello”) è un ladruncolo e un furfante di mezza tacca che non sa maneggiare la pistola (considerata un’arma da ricchi) ma è invece abilissimo e sveltissimo con il coltello (da qui il suo soprannome), l’arma dei poveri subproletari che, in un certo senso, rappresenta. Ciò fara di lui, quasi fatalmente, una vera e propria icona contestataria sessantottina… View full article »

Libido (1965)

libido

Prima regia per lo scrittore e sceneggiatore Ernesto Gastaldi (in tandem con Vittorio Salerno, fratello di Enrico Maria) e primo grande successo per lui nel genere giallo/thrilling del quale poi diventerà icona indiscussa; è infatti a Gastaldi che si devono alcune delle più famose e importanti sceneggiature del cosiddetto giallo all’italiana. Passato dietro la macchina da presa quasi per caso, Gastaldi si fa coadiuvare dall’amico Salerno ed insieme i due scrivono e dirigono uno dei proto-gialli italiani più interessanti e convincenti. View full article »

Fracchia la belva umana (1981)

fracchia la belva umana

Incredibile cult che vede Paolo Villaggio proporre sul grande schermo, dopo i primi 3 film aventi come protagonista lo sfortunatissimo Fantozzi, un altro personaggio per certi versi molto simile, ovvero Giandomenico Fracchia. Il personaggio di Fracchia era, fino a quel momento, esclusivamente televisivo e aveva debuttato nel programma “Quelli della domenica” del 1968. Si era poi rivisto in “E’ domenica ma senza impegno” del 1969 e, sulla scia del successo del primo Fantozzi cinematografico, in “Giandomenico Fracchia – Sogni proibiti di uno di noi” nel 1975. View full article »


acapulco

Commedia estiva anni ’80 ottimamente diretta da un maestro come Sergio Martino, “Acapulco…” è il film che consacra definitivamente sul grande schermo la coppia di comici bolognesi Gigi & Andrea dopo l’esordio un po’ in sordina del precedente e deludente “I camionisti” di Mogherini.  La fama della coppia era già notevole grazie alla partecipazione a molti varietà televisivi di successo ma l’inevitabile consacrazione cinematografica, fino a questo momento, non era ancora arrivata. View full article »

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